Il perizoma leopardato…

Il parroco giunse sul posto direttamente dalla banca di Verciano – precisò che era andato a versare le oblazioni della messa natalizia sul Santissimo Conto Corrente dei Bambini Poveri e Ciechi e Terribilmente Sfortunati della Favela della periferia sud di Santa Maria della Consolazione di Guadalupa –, e dopo aver parcheggiato la Golf Turbo Diesel si fece largo tra la folla come Mosè nel Mar Rosso, aiutato più dal prorompente addome che dalla caritatevole mano del Signore.

A tu per tu con la statua si pigiò gli occhiali sulla fronte, poi scosse ripetutamente il capo, come a dire che non vedeva nel monumento alcunché di demoniaco: certo c’era quel perizoma leopardato, ma in tv ogni sera si vedeva ben di peggio e mica si recitavano rosari. Anche una benedizione estemporanea, tanto per far contente le pie donne, gli parve superflua. Era tuttavia visibilmente dispiaciuto, come se lui o la Chiesa avessero perso un’occasione. Di questi tempi, ne sarebbero servite eccome di occasioni… Un miracoluccio da nulla, un’apparizione anche sfocata, un paio di cicatrici/stigmate su un qualsiasi frate barbuto che si sapesse vendere bene nei programmi pomeridiani… (L’ombelico di Adamo, pg.21)

perizoma_leopardato

N.b. Il perizoma ritrovato non è quello della statua di Cùzzole

La sperduta donnetta…

Era un salone ghiaccio, scuro scuro, e ogni superficie era invasa da oggetti. Cornici, specchi, candelieri, soprammobili, tazze, tazzine, brocche, santi e madonne, una volpe impagliata, abat-jour, bomboniere, confetti, bottiglie, porcellane. Pareva il fondaco di un rigattiere, dove la sperduta donnetta che ora lo fissava seduta in punta di poltrona con le mani artigliate alle ginocchia sembrava una cosa tra le tante, un vecchio manichino.

L’ombelico di Adamo, pg.56

l'ombelico di adamo stefano tofani

Don Chisciotte…

Il resto della stanza era composto di vestiti, il vero tocco di colore. Sparsi dappertutto, appesi, ripiegati, sporchi, facevano della camera una grande tavolozza. Sembrava quasi che Viola li lasciasse in giro ad arte, come per dare un equilibrio cromatico all’insieme.

Anche i libri non avevano un posto dedicato, ma debordavano sul pavimento, sotto il letto, si confondevano con i dischi nel mobiletto dello stereo, riempivano quasi per intero il davanzale, tanto che bisognava spostarli per aprire la finestra. Tra tutti ricordo Don Chisciotte. Quando conobbi Viola, aveva appena cominciato a leggerlo, dunque entrammo nella sua vita insieme. Un giorno disse che eravamo simili, io e Don Chisciotte: la stessa folle caparbietà fatta di sogni, lo stesso cuore puro.

da L’ombelico di Adamo, pg 71

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