Leo…

Esco e aspiro una boccata ampia, incamminandomi con passo incerto verso casa. Mi rilasso leggermente: ho troppo bevuto e troppo ricordato, e rischio una dissociazione doppia, fisica e temporale. Mi metto alla ricerca di percezioni reali, tattili, sensoriali. Faccio scorrere le dita sulla palizzata di un giardino, infilo il piede in una pozzanghera, spalanco la bocca il più possibile e faccio entrare vento e aria. Devio poi dal percorso abituale per immergermi in una piazza affollata, e mi lascio trasportare come un tronco dalla corrente, i sensi spalancati ad ogni inezia.

È arrivato il momento di isolarmi in un’altra stanza della notte, più piccola, sperduta, e barricarmi come quella prima sera, inginocchiato ad ammirare Viola, incorniciata dai bordi sfuggenti della serratura, le sue mani che lentamente portano il cibo alle labbra, e gli occhi, che quando si spostano nella mia direzione sono lampi di luce viva nella cucina in ombra. È la prima immagine di lei. L’ho impressa a fuoco, da qualche parte, dentro.

da L’ombelico di Adamo, pg. 69

walking_man

Foto di Ekaterina Planina tratta dal sito fineartamerica.com

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