Rileggendo Dino Buzzati…

Non importa se di giorno o di notte, d’estate o d’autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda. Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare – ti prometto – gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all’amore. Ma io ti avrò vicina. E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo.

Ma tu – adesso ci penso – sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare. Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.

buzzati

Nulla succede per caso…

E poi no, non te la potevo mandare una mail; sapevo a malapena che ti trovavi in Islanda! Sai chi me l’ha detto? Ti ricordi Alfonso, quel tipo di Cagliari che frequentava Architettura sempre vestito in modo improponibile, tutto a fiori, e che non si separava mai dal suo pastore tedesco? L’ho incontrato a Firenze l’anno scorso, per caso (ora lui ha uno studio con suo fratello e ha sostituito il pastore tedesco con una ricercatrice spagnola, altrettanto pelosa a dir la verità), e insomma è stato lui a tirarti in ballo: aveva sentito dire da qualcuno che ti eri trasferito in Islanda.

Pensa che proprio il giorno prima avevo ritrovato una tua lettera in un vecchio libro dell’università, mentre sgomberavo la soffitta. A rileggerla mi erano venute le lacrime agli occhi e ti avevo pensato tutta la notte. Non era una coincidenza incredibile? Dopo tanti anni di silenzio due segnali importanti, così ravvicinati. Non potevo ignorarli. Oltretutto riaffioravi nella mia vita in un momento difficile, tremendo. Nulla succede per caso: le coincidenze, il caso sono il modo che ha il mondo di guidarti.

da L’ombelico di Adamo, pg 149

egon schiele

In finale al Premio Ultima Frontiera di Volterra

L’ombelico di Adamo è tra i 5 finalisti del Premio Letterario Nazionale Ultima Frontiera di Volterra anno 2014 dedicato ad un grandissimo scrittore italiano, Carlo Cassola. E’ stato scelto dalla giuria presieduta da Athos Bigongiali e ora sarà giudicato da una Società dei lettori, costituita da cittadini volterrani.

I 5 finalisti:
– Pierluigi CAPPELLO, “Questa libertà”, Rizzoli
– Maria Rosa CUTRUFELLI, “I bambini della Ginestra”, Frassinelli
– Serena PENNI, “Silenzio”, Polistampa
– Stefano TOFANI, “L’ombelico di Adamo”, Perrone
– Stefano VALENTI, “La fabbrica del panico”, Feltrinelli

Sabato 11 ottobre la presentazione delle opere e sabato 18 ottobre la premiazione… Incrociamo le dita!

carlo cassola premio ultima frontiera stefano tofani

Bisognerebbe non conoscerlo mai, l’amore. Continuare a sperarci… Ma che non venisse mai (Un cuore arido, Carlo Cassola)

Piccoli equivoci senza importanza…

E ho proseguito sul molo con passi pausati e lenti, cercando di non calpestare gli interstizi del lastricato, come quando ero bambino e con un ingenuo rituale provavo a regolare sulla simmetria delle pietre la mia infantile decifrazione del mondo ancora senza scansione e senza misura.
(A. Tabucchi, Piccoli equivoci senza importanza)

l'ombelico di adamo di stefano tofan

La reliquia…

Alle nove, per ristabilire la superiorità del sacro sul profano, c’era la processione. La statua del martire, in legno scuro, munita di preziosa e miracolosa reliquia (un dito medio), attraversava le strade del paese, cosparse di fiori profumati, in un brulichio di lumini rossi e d’inni sacri.

Alle undici tutto il paese, raccolto sul grande piazzale antistante la chiesa, salutava a dovere
san Macario coi fuochi d’artificio: per un anno nessuno l’avrebbe più considerato, nemmeno per una grazia minima, ma quella sera tutti gli dedicavano un pensiero, ed era bello immaginarselo fiero e gongolante in cielo, con tutta l’accolita dei santi che si complimentava e gli dava generose pacche sulle spalle.

L’ombelico di Adamo, pg 126

reliquiario san macario

Il reliquiario conservato nella chiesa di Cùzzole

Non si tratta di leggerli, ma di abitarli…

Il miglior modo di leggere i libri è il più semplice, ma è proprio di grandi lettori. Si acquista con l’età, l’esperienza, oppure è un dono che si scopre in se stessi, da ragazzi, con la rivelazione delle prime letture. Si tratta di non abbandonare mai “quel” libro, di lasciarlo e riprenderlo, di “andarci a letto”.

Ma poiché questo modo è suggerito soltanto dai grandi autori, col tempo si resta circondati soltanto da ottimi libri. E si diventa perfidi, si arriva a capire un libro nuovo ad apertura di pagina, a liberarsene subito. E se invece il libro convince, a lasciarlo per qualche tempo sempre a portata di mano, sul tavolo o sul comodino, poiché la sua sola vista procura un vero piacere, né si teme di finirli presto: lo scopo di questi libri è infatti di essere riletti, di farsi riprendere quando tutto va male, quando ci sembra che la verità possa esserci confermata non da quello che succede intorno a noi, ma da quello che è nelle pagine di un libro. Tutti i grandi libri sono stati letti e continuano a essere letti così. È più esatto dire che non si tratta di leggerli, ma di abitarli, di sentirseli addosso.

Facendone il conto, ognuno trova che i suoi si riducono a un centinaio, largheggiando. E molti di essi hanno aspettato anni e anni prima di essere ripresi, in un giorno di particolare disgusto esistenziale. Ma è la loro forza.

Ennio Flaiano

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