Viola…

Mestruazioni, sbalzi ormonali, pianeti che s’allineano, maree, nuvole di passaggio, fatti insignificanti, recriminazioni, medicine. L’umore di una donna è argilla umida, cambia forma con un tocco leggero, ed è bastato un niente – la febbre di Federico, un cielo grigio – per spazzar via tutta la gioia effimera di ieri. Il tempo passa, solo questo sa fare, ma si vive il presente, solamente. E il mio presente è quest’uomo che parcheggia la sua utilitaria bianca, alza gli occhi verso la finestra e non mi vede, gli cadono le chiavi e sbuffa, le raccoglie e s’incammina nel vialetto.

È diventato calvo a poco a poco, conservando nulla di quella bellezza florida e dorata dei canottieri di Renoir, che mi fece innamorare in quel tempo che fu. S’è come affievolito, spento, in quel ripetere continuo di espressioni, di aneddoti, di gesti (posso prevedere ogni cosa che farà, dirà, penserà; prima che apra bocca conosco già l’intonazione della sua voce, prima che giri gli occhi su di me il grado di vacuità del suo sguardo).

Mi ha amato, forse. Ma lo ha fatto nel suo modo lento, pacato, come misurandomi e studiandomi ogni giorno al microscopio senza mai accorgersi che io amo per attimi, la brevità di un fiore, l’ombra che cade improvvisa.

da “L’ombelico di Adamo”, Stefano Tofani

schiele

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TFR – Un mio racconto su OneShot…

one shot stefano tofani 80144 edizioni

A volte li saluto, a volte no. Dipende da loro, se salutano prima. Ma a volte non rispondo nemmeno a quelli che salutano per primi, e non lo faccio per maleducazione, figurarsi che mi importa delle buone maniere; lo faccio per godere della smorfia rabbiosetta che si disegna loro sulla faccia, immagine quanto mai eloquente e buffa del vaffanculo che non mi possono dire. Quando ripartono so che per un chilometro buono  parleranno di me, quel cafone del casellante, che nemmeno risponde al buongiorno, e la cosa mi piace. A volte li derubo, e questo dipende da loro. Per esempio vanno esclusi quelli che mi danno i soldi contati, che in quel caso non c’è che da alzare la sbarra, arrivederci, se ne ho voglia, e grazie.

I miei furti infatti si riducono a creste microscopiche sui resti, che trattengo e verso in un mio fondo speciale, in apposito scomparto della giacca, una versione del tutto personale del tanto reclamizzato TFR (Ti Fotto il Resto, l’ho battezzato il mio). Me l’ha consigliato la nonna: così tieni il cervello allenato, che sennò ci impazzisci del tutto in quella specie di bugigattolo. Se le cose vanno male e il guidatore se ne accorge subito, macchina ancora ferma, sorrido e mi colpisco con una manata sulla faccia, mentre faccio un commento, che ne so, su quanto picchia il sole o sulle ore che ho già passato in quello sgabuzzino. Simulo una distrazione, insomma; chiedo scusa e rimedio. Se il guidatore se ne accorge che è già partito, figurarsi se torna indietro a pretendere venti centesimi; e se anche dovesse pensare che l’abbia volutamente truffato, e fosse così misero da voler sporgere denuncia (può anche capitare/ è un’eventualità/ la gente è folle), la mia faccia non se la ricorderebbe di certo, mica mi guarda mai veramente nessuno…

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Premio Ultima Frontiera

Sabato 11 ottobre a Volterra in occasione della presentazione de L’ombelico di Adamo e del reading al Teatro di Nascosto. Gran bella giornata: per la partecipazione, per la passione con cui abbiamo parlato di letteratura e di poesia, per il nubifragio che non ci ha fermato e per il fantasma del Vescovo che stavolta non s’è fatto vedere.

Nella prima foto sono con l’altro finalista Stefano Valenti (La fabbrica del panico, Feltrinelli, già Premio Campiello), e con Alessandro Agostinelli, scrittore e giornalista, membro della Giuria.

Presentazione L'ombelico di Adamo di Stefano Tofani a Volterra

Premio Ultima Frontiera – La presentazione

Presentazione L'ombelico di Adamo di Stefano Tofani a Volterra

Premio Ultima Frontiera – Il reading

Tra i 10 libri dell’estate…

Su Marie Claire Italia “L’ombelico di Adamo” è tra i 10 libri dell’estate. A suggerirlo è il grandissimo Marco Malvaldi.

Perché “L’ombelico di Adamo”? Perché è particolare. È un giallo strano, scritto in modo peculiare, non si rifà a nessuno.
Il posto giusto per leggerlo? A letto con un cuscino sotto la pancia.
Libro ideale per? Per chi ama la pura evasione e vuole staccare dal mondo.

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Marie Claire suggerisce L'ombelico di Adamo

Marie Claire suggerisce L’ombelico di Adamo

Le parole sono importanti…

Se ne discuteva l’altro giorno: le parole sono l’unico strumento dello scrittore, e devono saper raccontare, descrivere, evocare, emozionare. Far sentire la musica e il rumore, il caldo e il freddo, far vedere i colori, il buio e la luce. Penso, tra gli altri, a Biamonti e Bufalino. Ecco come Bufalino descrive un temporale appena passato.

“Il maltempo s’era sfogato. Come trinciata in mille pezzi dai fendenti d’una sciabola immensa, la cappa di nuvole nere lasciava fra un ritaglio e l’altro qui una stella lì un’altra rinascere; e un’afa cresceva, mescendosi alla succosa umidità della terra. Un ultimo tuono, ma senza veemenza, simile al ringhio di un molosso sazio, s’udì perdersi al largo, dove il mare e il cielo facevano un solo antemurale di tenebra.” (Gesualdo Bufalino, “Le menzogne della notte”)

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Romanzi & racconti…

Sabato 7 dicembre alla Citè di Firenze con Michele Cecchini. Abbiamo parlato de “L’ombelico di Adamo” e di come nascono le storie. Di personaggi femminili azzeccati e della differenza che c’è tra scrivere un romanzo e scrivere un racconto. A proposito di racconti, uno mio lo trovate sull’antologia Babbo Natale è Strunz (80114 edizioni) da oggi anche in e-book…

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