Nulla succede per caso…

E poi no, non te la potevo mandare una mail; sapevo a malapena che ti trovavi in Islanda! Sai chi me l’ha detto? Ti ricordi Alfonso, quel tipo di Cagliari che frequentava Architettura sempre vestito in modo improponibile, tutto a fiori, e che non si separava mai dal suo pastore tedesco? L’ho incontrato a Firenze l’anno scorso, per caso (ora lui ha uno studio con suo fratello e ha sostituito il pastore tedesco con una ricercatrice spagnola, altrettanto pelosa a dir la verità), e insomma è stato lui a tirarti in ballo: aveva sentito dire da qualcuno che ti eri trasferito in Islanda.

Pensa che proprio il giorno prima avevo ritrovato una tua lettera in un vecchio libro dell’università, mentre sgomberavo la soffitta. A rileggerla mi erano venute le lacrime agli occhi e ti avevo pensato tutta la notte. Non era una coincidenza incredibile? Dopo tanti anni di silenzio due segnali importanti, così ravvicinati. Non potevo ignorarli. Oltretutto riaffioravi nella mia vita in un momento difficile, tremendo. Nulla succede per caso: le coincidenze, il caso sono il modo che ha il mondo di guidarti.

da L’ombelico di Adamo, pg 149

egon schiele

La reliquia…

Alle nove, per ristabilire la superiorità del sacro sul profano, c’era la processione. La statua del martire, in legno scuro, munita di preziosa e miracolosa reliquia (un dito medio), attraversava le strade del paese, cosparse di fiori profumati, in un brulichio di lumini rossi e d’inni sacri.

Alle undici tutto il paese, raccolto sul grande piazzale antistante la chiesa, salutava a dovere
san Macario coi fuochi d’artificio: per un anno nessuno l’avrebbe più considerato, nemmeno per una grazia minima, ma quella sera tutti gli dedicavano un pensiero, ed era bello immaginarselo fiero e gongolante in cielo, con tutta l’accolita dei santi che si complimentava e gli dava generose pacche sulle spalle.

L’ombelico di Adamo, pg 126

reliquiario san macario

Il reliquiario conservato nella chiesa di Cùzzole

Leo…

Esco e aspiro una boccata ampia, incamminandomi con passo incerto verso casa. Mi rilasso leggermente: ho troppo bevuto e troppo ricordato, e rischio una dissociazione doppia, fisica e temporale. Mi metto alla ricerca di percezioni reali, tattili, sensoriali. Faccio scorrere le dita sulla palizzata di un giardino, infilo il piede in una pozzanghera, spalanco la bocca il più possibile e faccio entrare vento e aria. Devio poi dal percorso abituale per immergermi in una piazza affollata, e mi lascio trasportare come un tronco dalla corrente, i sensi spalancati ad ogni inezia.

È arrivato il momento di isolarmi in un’altra stanza della notte, più piccola, sperduta, e barricarmi come quella prima sera, inginocchiato ad ammirare Viola, incorniciata dai bordi sfuggenti della serratura, le sue mani che lentamente portano il cibo alle labbra, e gli occhi, che quando si spostano nella mia direzione sono lampi di luce viva nella cucina in ombra. È la prima immagine di lei. L’ho impressa a fuoco, da qualche parte, dentro.

da L’ombelico di Adamo, pg. 69

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Foto di Ekaterina Planina tratta dal sito fineartamerica.com

Il Rossi, ovvero della precarietà…

“Avendo da timbrare il cartellino entro le otto, il Rossi si fermò a dare una rapida occhiata, aggiungendosi al già nutrito capannello solo per qualche istante: non che non fosse interessato, tutt’altro. Era la sua precarietà lavorativa a mettergli fretta, rendendolo perennemente instabile, frenetico, come se camminasse sui carboni ardenti, al lavoro e fuori, convivendo con la paura di arrivare tardi, di andarsene presto, di non sviluppare bene il progetto per il quale veniva sottopagato. Tutto questo mentre una vita ormai prossima, a tempo indeterminato, aspettava ignara nel pancione della moglie, e il mutuo per la casa era una ferma mannaia, inestinguibile”.

Da L’ombelico di Adamo, pg 18

Marco Malvaldi e Davide Guadagni presentano L'ombelico di Adamo di Stefano Tofani

Marco Malvaldi e Davide Guadagni presentano L’ombelico di Adamo di Stefano Tofani

San Macario…

“L’Amedei lo tediò per una ventina di minuti raccontandogli la storia del santo patrono, che non aveva niente a che vedere col famoso comico piemontese inventore del varietà, ma era stato invece vescovo di Gerusalemme. Il nome derivava dal greco e significava felice. La sua sacra reliquia, il dito medio, era giunta chissà come a Cùzzole nel Medioevo e aveva posto fine ad un’atroce epidemia, rivelando tutto il suo potere apotropaico. Epidemia di cacarella forse? Le fonti non lo riportavano. Certo non era peste, che un dito medio non sarebbe bastato.”

cuzzole ombelico di adamo

A sinistra: il reliquiario conservato nella chiesa di Cuzzole – A destra: il culto per il santo è tuttora praticato anche a Praga

Il perizoma leopardato…

Il parroco giunse sul posto direttamente dalla banca di Verciano – precisò che era andato a versare le oblazioni della messa natalizia sul Santissimo Conto Corrente dei Bambini Poveri e Ciechi e Terribilmente Sfortunati della Favela della periferia sud di Santa Maria della Consolazione di Guadalupa –, e dopo aver parcheggiato la Golf Turbo Diesel si fece largo tra la folla come Mosè nel Mar Rosso, aiutato più dal prorompente addome che dalla caritatevole mano del Signore.

A tu per tu con la statua si pigiò gli occhiali sulla fronte, poi scosse ripetutamente il capo, come a dire che non vedeva nel monumento alcunché di demoniaco: certo c’era quel perizoma leopardato, ma in tv ogni sera si vedeva ben di peggio e mica si recitavano rosari. Anche una benedizione estemporanea, tanto per far contente le pie donne, gli parve superflua. Era tuttavia visibilmente dispiaciuto, come se lui o la Chiesa avessero perso un’occasione. Di questi tempi, ne sarebbero servite eccome di occasioni… Un miracoluccio da nulla, un’apparizione anche sfocata, un paio di cicatrici/stigmate su un qualsiasi frate barbuto che si sapesse vendere bene nei programmi pomeridiani… (L’ombelico di Adamo, pg.21)

perizoma_leopardato

N.b. Il perizoma ritrovato non è quello della statua di Cùzzole

La sperduta donnetta…

Era un salone ghiaccio, scuro scuro, e ogni superficie era invasa da oggetti. Cornici, specchi, candelieri, soprammobili, tazze, tazzine, brocche, santi e madonne, una volpe impagliata, abat-jour, bomboniere, confetti, bottiglie, porcellane. Pareva il fondaco di un rigattiere, dove la sperduta donnetta che ora lo fissava seduta in punta di poltrona con le mani artigliate alle ginocchia sembrava una cosa tra le tante, un vecchio manichino.

L’ombelico di Adamo, pg.56

l'ombelico di adamo stefano tofani