Viola…

Mestruazioni, sbalzi ormonali, pianeti che s’allineano, maree, nuvole di passaggio, fatti insignificanti, recriminazioni, medicine. L’umore di una donna è argilla umida, cambia forma con un tocco leggero, ed è bastato un niente – la febbre di Federico, un cielo grigio – per spazzar via tutta la gioia effimera di ieri. Il tempo passa, solo questo sa fare, ma si vive il presente, solamente. E il mio presente è quest’uomo che parcheggia la sua utilitaria bianca, alza gli occhi verso la finestra e non mi vede, gli cadono le chiavi e sbuffa, le raccoglie e s’incammina nel vialetto.

È diventato calvo a poco a poco, conservando nulla di quella bellezza florida e dorata dei canottieri di Renoir, che mi fece innamorare in quel tempo che fu. S’è come affievolito, spento, in quel ripetere continuo di espressioni, di aneddoti, di gesti (posso prevedere ogni cosa che farà, dirà, penserà; prima che apra bocca conosco già l’intonazione della sua voce, prima che giri gli occhi su di me il grado di vacuità del suo sguardo).

Mi ha amato, forse. Ma lo ha fatto nel suo modo lento, pacato, come misurandomi e studiandomi ogni giorno al microscopio senza mai accorgersi che io amo per attimi, la brevità di un fiore, l’ombra che cade improvvisa.

da “L’ombelico di Adamo”, Stefano Tofani

schiele

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