TFR – Un mio racconto su OneShot…

one shot stefano tofani 80144 edizioni

A volte li saluto, a volte no. Dipende da loro, se salutano prima. Ma a volte non rispondo nemmeno a quelli che salutano per primi, e non lo faccio per maleducazione, figurarsi che mi importa delle buone maniere; lo faccio per godere della smorfia rabbiosetta che si disegna loro sulla faccia, immagine quanto mai eloquente e buffa del vaffanculo che non mi possono dire. Quando ripartono so che per un chilometro buono  parleranno di me, quel cafone del casellante, che nemmeno risponde al buongiorno, e la cosa mi piace. A volte li derubo, e questo dipende da loro. Per esempio vanno esclusi quelli che mi danno i soldi contati, che in quel caso non c’è che da alzare la sbarra, arrivederci, se ne ho voglia, e grazie.

I miei furti infatti si riducono a creste microscopiche sui resti, che trattengo e verso in un mio fondo speciale, in apposito scomparto della giacca, una versione del tutto personale del tanto reclamizzato TFR (Ti Fotto il Resto, l’ho battezzato il mio). Me l’ha consigliato la nonna: così tieni il cervello allenato, che sennò ci impazzisci del tutto in quella specie di bugigattolo. Se le cose vanno male e il guidatore se ne accorge subito, macchina ancora ferma, sorrido e mi colpisco con una manata sulla faccia, mentre faccio un commento, che ne so, su quanto picchia il sole o sulle ore che ho già passato in quello sgabuzzino. Simulo una distrazione, insomma; chiedo scusa e rimedio. Se il guidatore se ne accorge che è già partito, figurarsi se torna indietro a pretendere venti centesimi; e se anche dovesse pensare che l’abbia volutamente truffato, e fosse così misero da voler sporgere denuncia (può anche capitare/ è un’eventualità/ la gente è folle), la mia faccia non se la ricorderebbe di certo, mica mi guarda mai veramente nessuno…

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Un libro delizioso…

Il blog Tempoxme Libri ha trovato L’ombelico di Adamo di Stefano Tofani “un libro delizioso, che si legge con piacere grazie alla scrittura curata; che fa sorridere grazie all’ironia dell’autore, che mostra di avere uno sguardo penetrante, capace di scandagliare gli animi umani”… continua a leggere

Ma sullo stesso blog ci sono anche 10 buoni motivi per NON leggere L’ombelico di Adamo… Come decidere??? Ecco i 10 motivi…

presentaziopne l'ombelico di adamo stefano tofani

Leo…

Esco e aspiro una boccata ampia, incamminandomi con passo incerto verso casa. Mi rilasso leggermente: ho troppo bevuto e troppo ricordato, e rischio una dissociazione doppia, fisica e temporale. Mi metto alla ricerca di percezioni reali, tattili, sensoriali. Faccio scorrere le dita sulla palizzata di un giardino, infilo il piede in una pozzanghera, spalanco la bocca il più possibile e faccio entrare vento e aria. Devio poi dal percorso abituale per immergermi in una piazza affollata, e mi lascio trasportare come un tronco dalla corrente, i sensi spalancati ad ogni inezia.

È arrivato il momento di isolarmi in un’altra stanza della notte, più piccola, sperduta, e barricarmi come quella prima sera, inginocchiato ad ammirare Viola, incorniciata dai bordi sfuggenti della serratura, le sue mani che lentamente portano il cibo alle labbra, e gli occhi, che quando si spostano nella mia direzione sono lampi di luce viva nella cucina in ombra. È la prima immagine di lei. L’ho impressa a fuoco, da qualche parte, dentro.

da L’ombelico di Adamo, pg. 69

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Foto di Ekaterina Planina tratta dal sito fineartamerica.com

San Macario…

“L’Amedei lo tediò per una ventina di minuti raccontandogli la storia del santo patrono, che non aveva niente a che vedere col famoso comico piemontese inventore del varietà, ma era stato invece vescovo di Gerusalemme. Il nome derivava dal greco e significava felice. La sua sacra reliquia, il dito medio, era giunta chissà come a Cùzzole nel Medioevo e aveva posto fine ad un’atroce epidemia, rivelando tutto il suo potere apotropaico. Epidemia di cacarella forse? Le fonti non lo riportavano. Certo non era peste, che un dito medio non sarebbe bastato.”

cuzzole ombelico di adamo

A sinistra: il reliquiario conservato nella chiesa di Cuzzole – A destra: il culto per il santo è tuttora praticato anche a Praga

La sperduta donnetta…

Era un salone ghiaccio, scuro scuro, e ogni superficie era invasa da oggetti. Cornici, specchi, candelieri, soprammobili, tazze, tazzine, brocche, santi e madonne, una volpe impagliata, abat-jour, bomboniere, confetti, bottiglie, porcellane. Pareva il fondaco di un rigattiere, dove la sperduta donnetta che ora lo fissava seduta in punta di poltrona con le mani artigliate alle ginocchia sembrava una cosa tra le tante, un vecchio manichino.

L’ombelico di Adamo, pg.56

l'ombelico di adamo stefano tofani

Don Chisciotte…

Il resto della stanza era composto di vestiti, il vero tocco di colore. Sparsi dappertutto, appesi, ripiegati, sporchi, facevano della camera una grande tavolozza. Sembrava quasi che Viola li lasciasse in giro ad arte, come per dare un equilibrio cromatico all’insieme.

Anche i libri non avevano un posto dedicato, ma debordavano sul pavimento, sotto il letto, si confondevano con i dischi nel mobiletto dello stereo, riempivano quasi per intero il davanzale, tanto che bisognava spostarli per aprire la finestra. Tra tutti ricordo Don Chisciotte. Quando conobbi Viola, aveva appena cominciato a leggerlo, dunque entrammo nella sua vita insieme. Un giorno disse che eravamo simili, io e Don Chisciotte: la stessa folle caparbietà fatta di sogni, lo stesso cuore puro.

da L’ombelico di Adamo, pg 71

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Il rompicapo di quell’apparizione…

Subito dopo in piazza cominciò a diffondersi un’eccitazione rilassata. Esclusa dal prete la mano del demonio, esclusa dagli artificieri quella dei terroristi, la bianca statua che osservava dall’alto i cùzzolesi, quasi sfidandoli, risultava ora perfettamente innocua, nient’altro che un semplice sberleffo artistico, misteriosamente eretto ad omaggiare la comunità o forse a glorificare uno dei suoi membri.

C’era tanto da scrollarsi di dosso, come un cane la pioggia: ugge ataviche e annate grigie, vuote e monotone, dove un pettegolezzo di corna sussurrato sembrava manna dal cielo, ed era la televisione, più che l’estate, a portare colore e svago nelle case. Finalmente, ora, da protagonisti, ci si godeva a pieno un fatto da tg e, tra colpetti di gomito, già si provava a sciogliere il rompicapo di quell’apparizione (L’ombelico di Adamo, pg. 28).

l'ombelico di adamo romanzo di stefano tofani

Statua di Cùzzole (part.)