Marco Malvaldi recensisce “L’ombelico di Adamo”…

Sul quotidiano La Stampa, nell’inserto Tuttolibri, lo scrittore Marco Malvaldi, famoso per la serie dei vecchietti del BarLume pubblicata da Sellerio, ha trovato L’ombelico di Adamo “una commedia all’italiana dove si ride parecchio ma di cose serissime”. Ma non solo…

Scrive Malvaldi: “Al di là dei personaggi e dell’indubbia qualità linguistica dell’autore, il punto di forza di questo libro è la sua giocosità. Il mistero sottostante si rivela una splendida metafora di come gli uomini siano inconsapevoli della propria ignoranza, e agiscono come se sapessero tutto quando invece ignorano molto di quello che succede sia fuori che dentro di loro.

Cosa di cui Stefano Tofani, invece di spiegarla in seicento pagine di prosa ampollosa e convinta, ci convince con la sua scrittura veloce, spassosa e irriverente, priva di quelle volgarità gratuite con cui sempre più spesso denunciamo palesemente la nostra incapacità di argomentare”.

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Viola…

Mestruazioni, sbalzi ormonali, pianeti che s’allineano, maree, nuvole di passaggio, fatti insignificanti, recriminazioni, medicine. L’umore di una donna è argilla umida, cambia forma con un tocco leggero, ed è bastato un niente – la febbre di Federico, un cielo grigio – per spazzar via tutta la gioia effimera di ieri. Il tempo passa, solo questo sa fare, ma si vive il presente, solamente. E il mio presente è quest’uomo che parcheggia la sua utilitaria bianca, alza gli occhi verso la finestra e non mi vede, gli cadono le chiavi e sbuffa, le raccoglie e s’incammina nel vialetto.

È diventato calvo a poco a poco, conservando nulla di quella bellezza florida e dorata dei canottieri di Renoir, che mi fece innamorare in quel tempo che fu. S’è come affievolito, spento, in quel ripetere continuo di espressioni, di aneddoti, di gesti (posso prevedere ogni cosa che farà, dirà, penserà; prima che apra bocca conosco già l’intonazione della sua voce, prima che giri gli occhi su di me il grado di vacuità del suo sguardo).

Mi ha amato, forse. Ma lo ha fatto nel suo modo lento, pacato, come misurandomi e studiandomi ogni giorno al microscopio senza mai accorgersi che io amo per attimi, la brevità di un fiore, l’ombra che cade improvvisa.

da “L’ombelico di Adamo”, Stefano Tofani

schiele

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Un libro delizioso…

Il blog Tempoxme Libri ha trovato L’ombelico di Adamo di Stefano Tofani “un libro delizioso, che si legge con piacere grazie alla scrittura curata; che fa sorridere grazie all’ironia dell’autore, che mostra di avere uno sguardo penetrante, capace di scandagliare gli animi umani”… continua a leggere

Ma sullo stesso blog ci sono anche 10 buoni motivi per NON leggere L’ombelico di Adamo… Come decidere??? Ecco i 10 motivi…

presentaziopne l'ombelico di adamo stefano tofani

La reliquia…

Alle nove, per ristabilire la superiorità del sacro sul profano, c’era la processione. La statua del martire, in legno scuro, munita di preziosa e miracolosa reliquia (un dito medio), attraversava le strade del paese, cosparse di fiori profumati, in un brulichio di lumini rossi e d’inni sacri.

Alle undici tutto il paese, raccolto sul grande piazzale antistante la chiesa, salutava a dovere
san Macario coi fuochi d’artificio: per un anno nessuno l’avrebbe più considerato, nemmeno per una grazia minima, ma quella sera tutti gli dedicavano un pensiero, ed era bello immaginarselo fiero e gongolante in cielo, con tutta l’accolita dei santi che si complimentava e gli dava generose pacche sulle spalle.

L’ombelico di Adamo, pg 126

reliquiario san macario

Il reliquiario conservato nella chiesa di Cùzzole

Maschere che fanno ridere e pensare…

La bellissima recensione di Finzioni Magazine

“Leggendo L’ombelico di Adamo, di Stefano Tofani, sembra di ripiombare in uno dei tanti film di Totò. E la verve linguistica ne scaturisce di riflesso. C’è la location ideale: Cùzzole, un paesino “di passaggio, pigro e anonimo” come tanti altri paesini disseminati nello stivale. Ci sono i personaggi giusti: il brigadiere e l’appuntato, il sindaco mafioso e il prete mangione, il barista chiacchierone e tutta un’umanità varia, ma ben presente a chi abbia visto almeno un film di Totò e poi ancora di Monicelli, Risi o altri classici della commedia all’italiana.

E poi c’è un mistero, ma in fondo è marginale. La comparsa di una misteriosa statua mascherata e, a seguire, di un morto che sembra avere le stesse fattezze della statua in questione, per quanto elementi centrali ai fini del racconto, sono contestuali – come se fossero parte anche loro di un grande gioco linguistico che mira a mostrare e nel contempo a mascherare un pezzo di Italia. E certe maschere fanno ridere, sì, ma fanno anche pensare”.

Leggi tutta la recensione su Finzioni Magazine

toto

Il Rossi, ovvero della precarietà…

“Avendo da timbrare il cartellino entro le otto, il Rossi si fermò a dare una rapida occhiata, aggiungendosi al già nutrito capannello solo per qualche istante: non che non fosse interessato, tutt’altro. Era la sua precarietà lavorativa a mettergli fretta, rendendolo perennemente instabile, frenetico, come se camminasse sui carboni ardenti, al lavoro e fuori, convivendo con la paura di arrivare tardi, di andarsene presto, di non sviluppare bene il progetto per il quale veniva sottopagato. Tutto questo mentre una vita ormai prossima, a tempo indeterminato, aspettava ignara nel pancione della moglie, e il mutuo per la casa era una ferma mannaia, inestinguibile”.

Da L’ombelico di Adamo, pg 18

Marco Malvaldi e Davide Guadagni presentano L'ombelico di Adamo di Stefano Tofani

Marco Malvaldi e Davide Guadagni presentano L’ombelico di Adamo di Stefano Tofani