Viola…

Mestruazioni, sbalzi ormonali, pianeti che s’allineano, maree, nuvole di passaggio, fatti insignificanti, recriminazioni, medicine. L’umore di una donna è argilla umida, cambia forma con un tocco leggero, ed è bastato un niente – la febbre di Federico, un cielo grigio – per spazzar via tutta la gioia effimera di ieri. Il tempo passa, solo questo sa fare, ma si vive il presente, solamente. E il mio presente è quest’uomo che parcheggia la sua utilitaria bianca, alza gli occhi verso la finestra e non mi vede, gli cadono le chiavi e sbuffa, le raccoglie e s’incammina nel vialetto.

È diventato calvo a poco a poco, conservando nulla di quella bellezza florida e dorata dei canottieri di Renoir, che mi fece innamorare in quel tempo che fu. S’è come affievolito, spento, in quel ripetere continuo di espressioni, di aneddoti, di gesti (posso prevedere ogni cosa che farà, dirà, penserà; prima che apra bocca conosco già l’intonazione della sua voce, prima che giri gli occhi su di me il grado di vacuità del suo sguardo).

Mi ha amato, forse. Ma lo ha fatto nel suo modo lento, pacato, come misurandomi e studiandomi ogni giorno al microscopio senza mai accorgersi che io amo per attimi, la brevità di un fiore, l’ombra che cade improvvisa.

da “L’ombelico di Adamo”, Stefano Tofani

schiele

schiele

Annunci

Un libro delizioso…

Il blog Tempoxme Libri ha trovato L’ombelico di Adamo di Stefano Tofani “un libro delizioso, che si legge con piacere grazie alla scrittura curata; che fa sorridere grazie all’ironia dell’autore, che mostra di avere uno sguardo penetrante, capace di scandagliare gli animi umani”… continua a leggere

Ma sullo stesso blog ci sono anche 10 buoni motivi per NON leggere L’ombelico di Adamo… Come decidere??? Ecco i 10 motivi…

presentaziopne l'ombelico di adamo stefano tofani

Maschere che fanno ridere e pensare…

La bellissima recensione di Finzioni Magazine

“Leggendo L’ombelico di Adamo, di Stefano Tofani, sembra di ripiombare in uno dei tanti film di Totò. E la verve linguistica ne scaturisce di riflesso. C’è la location ideale: Cùzzole, un paesino “di passaggio, pigro e anonimo” come tanti altri paesini disseminati nello stivale. Ci sono i personaggi giusti: il brigadiere e l’appuntato, il sindaco mafioso e il prete mangione, il barista chiacchierone e tutta un’umanità varia, ma ben presente a chi abbia visto almeno un film di Totò e poi ancora di Monicelli, Risi o altri classici della commedia all’italiana.

E poi c’è un mistero, ma in fondo è marginale. La comparsa di una misteriosa statua mascherata e, a seguire, di un morto che sembra avere le stesse fattezze della statua in questione, per quanto elementi centrali ai fini del racconto, sono contestuali – come se fossero parte anche loro di un grande gioco linguistico che mira a mostrare e nel contempo a mascherare un pezzo di Italia. E certe maschere fanno ridere, sì, ma fanno anche pensare”.

Leggi tutta la recensione su Finzioni Magazine

toto

San Macario…

“L’Amedei lo tediò per una ventina di minuti raccontandogli la storia del santo patrono, che non aveva niente a che vedere col famoso comico piemontese inventore del varietà, ma era stato invece vescovo di Gerusalemme. Il nome derivava dal greco e significava felice. La sua sacra reliquia, il dito medio, era giunta chissà come a Cùzzole nel Medioevo e aveva posto fine ad un’atroce epidemia, rivelando tutto il suo potere apotropaico. Epidemia di cacarella forse? Le fonti non lo riportavano. Certo non era peste, che un dito medio non sarebbe bastato.”

cuzzole ombelico di adamo

A sinistra: il reliquiario conservato nella chiesa di Cuzzole – A destra: il culto per il santo è tuttora praticato anche a Praga

La sperduta donnetta…

Era un salone ghiaccio, scuro scuro, e ogni superficie era invasa da oggetti. Cornici, specchi, candelieri, soprammobili, tazze, tazzine, brocche, santi e madonne, una volpe impagliata, abat-jour, bomboniere, confetti, bottiglie, porcellane. Pareva il fondaco di un rigattiere, dove la sperduta donnetta che ora lo fissava seduta in punta di poltrona con le mani artigliate alle ginocchia sembrava una cosa tra le tante, un vecchio manichino.

L’ombelico di Adamo, pg.56

l'ombelico di adamo stefano tofani

Tutto il mondo è paese….

Questo il titolo della bellissima e dettagliatissima recensione de L’ombelico di Adamo uscita sul sito libri.tempoxme.it. Ne riporto un breve stralcio:

“Stefano Tofani ambienta il suo romanzo, che dovrebbe essere un giallo, ma che di fatto è ben altro, in uno sperduto paesino toscano, Cùzzole, in cui si concentrano tutti i tic dell’italianità e purtroppo anche i malcostumi della società e della politica nostrana […]”

“Sembra che il primo a divertirsi sia proprio Tofani. Questo elemento coinvolge il lettore e crea una sintonia piena tra chi legge, chi scrive e chi viene rappresentato. Questa partecipazione è la vera, grande, originale felicità de L’ombelico di Adamo.”

Leggila tutta sul sito libri.tempoxme.it

adamo

Il rompicapo di quell’apparizione…

Subito dopo in piazza cominciò a diffondersi un’eccitazione rilassata. Esclusa dal prete la mano del demonio, esclusa dagli artificieri quella dei terroristi, la bianca statua che osservava dall’alto i cùzzolesi, quasi sfidandoli, risultava ora perfettamente innocua, nient’altro che un semplice sberleffo artistico, misteriosamente eretto ad omaggiare la comunità o forse a glorificare uno dei suoi membri.

C’era tanto da scrollarsi di dosso, come un cane la pioggia: ugge ataviche e annate grigie, vuote e monotone, dove un pettegolezzo di corna sussurrato sembrava manna dal cielo, ed era la televisione, più che l’estate, a portare colore e svago nelle case. Finalmente, ora, da protagonisti, ci si godeva a pieno un fatto da tg e, tra colpetti di gomito, già si provava a sciogliere il rompicapo di quell’apparizione (L’ombelico di Adamo, pg. 28).

l'ombelico di adamo romanzo di stefano tofani

Statua di Cùzzole (part.)